Oggi, a causa dei tempi dei pasti sempre più ridotti e dell'imperante filosofia slow, mangiamo il cibo molto velocemente, non masticandolo bene, e aumentando così il rischio di digerire male e di finire in sovrappeso. Bisogna, dunque, prestare molta attenzione anche al modo di mangiare. Il “come” si mangia, in molti casi, conta tanto quanto il “cosa” si mangia.
Mangiare in fretta fa ingrassare; lo conferma una ricerca condotta in Giappone presso la Osaka University e pubblicata sul British Medical Journal. Gli scienziati hanno esaminato le abitudini alimentari di 3 mila persone, dimostrando che coloro che mangiano in fretta hanno l'84% di probabilità in più d'ingrassare rispetto a quelli che lo fanno più lentamente; nel caso delle donne la percentuale è doppia. Consumare il cibo velocemente manda in tilt il sistema preposto alla trasmissione del senso di sazietà; in questo modo si tende a mangiare più del necessario, provocando un aumento di peso.
Il meccanismo ormonale della sazietà
Capire come funziona il sistema di segnalazione del corpo aiuta a impostare abitudini più sane. Quando si comincia a mangiare, lo stomaco si distende e produce diversi ormoni e segnali nervosi che viaggiano verso il cervello. I principali sono:
Grelina — l'ormone della fame, prodotto soprattutto dallo stomaco quando è vuoto. Cala rapidamente con i primi bocconi.
Leptina — secreta dal tessuto adiposo, segnala al cervello la disponibilità energetica del corpo. Più si mangia, più aumenta.
Colecistochinina (CCK) — rilasciata dall'intestino tenue in risposta a grassi e proteine ingeriti. Spegne l'appetito agendo sul nervo vago.
GLP-1 — anche questo intestinale, rallenta lo svuotamento gastrico e prolunga la sensazione di pienezza.
Tutti questi segnali raggiungono i centri dell'ipotalamo nel cervello, ma con un ritardo: servono in media 15–20 minuti dall'inizio del pasto perché il sistema si stabilizzi. Chi mangia troppo in fretta finisce di mangiare prima che il cervello “registri” la pienezza, e supera senza accorgersene la quota effettivamente necessaria.
Consigli per non ingrassare
Per evitare d'ingrassare, bisogna mangiare lentamente e masticare bene (almeno 20 volte ogni boccone). Masticare e deglutire con calma procurano meno stress all'apparato digerente, permettendo così un'azione più efficace degli ormoni della sazietà. È inoltre assolutamente necessario alzarsi da tavola prima di sentirsi totalmente sazi, evitando di mangiare davanti alla televisione o al computer. È preferibile dunque sedersi a tavola e gustare con calma ogni singola portata. Non bisogna infine dimenticare che, ad un corretto metodo di alimentazione, va comunque affiancato del sano ed equilibrato esercizio fisico.
Strategie pratiche per rallentare
Diversi accorgimenti aiutano a “decelerare” senza dover misurare il tempo:
- Posa le posate tra un boccone e l'altro. Una mano libera è una pausa naturale.
- Bevi acqua durante il pasto: piccoli sorsi tra i bocconi rallentano il ritmo e riempiono lo stomaco.
- Inizia con verdure crude: l'apertura del pasto con un'insalata o crudités richiede masticazione lunga e attiva i meccanismi di sazietà.
- Usa piatti più piccoli: porzioni che sembrano “abbondanti” su un piatto da 22 cm sono “scarse” su uno da 30 cm. Il cervello pesa anche le proporzioni visive.
- Mangia con la mano non dominante per qualche pasto: rallenta automaticamente.
- Non saltare i pasti: arrivare al pasto successivo affamati porta inevitabilmente a mangiare di fretta.
L'ambiente del pasto
Mangiare seduti, in un ambiente tranquillo e senza schermi, è la regola pratica più efficace. Diversi studi mostrano che chi mangia davanti alla televisione o allo smartphone introduce in media il 25–35% di calorie in più rispetto a chi mangia in modo focalizzato. La distrazione disabilita parzialmente la percezione della sazietà e fa perdere il conto di quante porzioni si sono consumate.
Apparecchiare la tavola anche per un pasto solitario, sedersi, spegnere la TV e mettere via il telefono è un'abitudine che vale più di molti integratori dimagranti.
Mindful eating: cos'è davvero
Il termine “mindful eating” è diventato di moda ma rappresenta una pratica concreta. In sintesi: portare attenzione consapevole all'esperienza del cibo. Notare consistenza, sapore, profumo, temperatura. Riconoscere quando il senso di fame si attenua, distinguere fame reale da fame nervosa.
Non serve essere praticanti di meditazione per applicarlo. Bastano 2–3 pasti a settimana fatti con questa attenzione, lasciando da parte le distrazioni, per riallenare il cervello a sentire i segnali del corpo. Diversi studi clinici mostrano che programmi di mindful eating di 8 settimane riducono il binge eating e migliorano il rapporto con il cibo, soprattutto in chi ha alle spalle storie di diete restrittive ricorrenti.
Domande frequenti
Quanto tempo dovrebbe durare un pasto?
Mangiare velocemente fa ingrassare anche se le calorie totali sono sotto controllo?
I bambini che mangiano veloci diventano adulti in sovrappeso?
La masticazione fa davvero la differenza?
Mangiare in piedi o al volo è davvero peggio che da seduti?
Quanti bocconi alla volta è ottimale?
Può aiutare contare i bocconi durante un pasto?
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