Il nickel è un metallo contenuto in numerosi oggetti che vengono usati nella vita quotidiana e professionale, ed è una delle cause più frequenti di dermatite da contatto. Si stima che circa il 10–15% della popolazione adulta italiana presenti una sensibilizzazione al nickel, con prevalenza nettamente maggiore tra le donne, in parte per il maggior contatto con bigiotteria e cosmetici.
Il nickel è contenuto nella bigiotteria, nelle cerniere, nei fermagli, nelle montature degli occhiali e degli orologi, nonché nelle posate, stoviglie, utensili da cucina, chiavi e monete.
Il nickel si trova anche in alcuni prodotti cosmetici come smalti, tinture per capelli, mascara e ombretti di colore grigio e marrone, e in alcuni prodotti medico-chirurgici quali aghi, protesi dentarie, pace-maker. Anche alcuni alimenti, particolarmente quelli di origine vegetale, contengono nickel: in questi casi si parla di Sindrome Sistemica da Allergia al Nickel (SNAS), in cui il consumo di alimenti ricchi del metallo provoca sintomi cutanei e gastrointestinali anche senza contatto diretto.
Sintomi e diagnosi
La forma più comune è la dermatite da contatto: arrossamento, prurito, vescicole, desquamazione nelle zone dove la pelle ha toccato l’oggetto contenente nickel (lobo dell’orecchio, polso, addome sotto la fibbia della cintura). Nei casi sistemici si aggiungono orticaria diffusa, gonfiore addominale, mal di testa, stanchezza cronica, disturbi intestinali ricorrenti.
La diagnosi si effettua tramite patch test, eseguito da un dermatologo o un allergologo: si applicano sulla schiena cerotti contenenti il nickel solfato a concentrazioni standard e si valuta la reazione cutanea dopo 48 e 72 ore. Per la SNAS è il medico a decidere se affiancare al patch test una dieta a basso contenuto di nickel di prova, in genere per 3–4 settimane, valutando la riduzione dei sintomi.
ALIMENTI PERMESSI
Pollame e qualsiasi tipo di carne, pesce (eccetto le aringhe), uova, latte e derivati (burro, formaggi), patate, pasta di semola, frutta e verdura, ad eccezione di quelle menzionate sotto, caffè.
In aggiunta sono generalmente ben tollerati: riso bianco, pane bianco non integrale, agrumi, mele, pesche, fragole, melone, anguria, ciliegie, zucchine, sedano, finocchio, indivia, peperoni rossi, cetrioli, miele e zucchero bianco. Anche olio extravergine di oliva, aceto di vino, sale marino e la maggior parte delle erbe aromatiche fresche (basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino) sono compatibili con un regime povero di nickel.
ALIMENTI PROIBITI
Cibi in scatola (aringhe, fagioli, piselli), cipolle, spinaci, pomodori, farina integrale e di mais (polenta), granoturco, pere sia fresche che cotte, the, cacao, cioccolato, rabarbaro, margarina, lievito artificiale, ostriche, asparagi, funghi, soia, asparagi, lattuga, carote, cavoli, vino, birra, nocciole, arachidi e uva.
Vanno limitati o evitati anche frutta secca a guscio in genere, semi (sesamo, lino, girasole, zucca), legumi (lenticchie, ceci, fave), kiwi, ananas, lamponi, more, prugne, fichi e datteri. Da prestare attenzione anche a integratori multivitaminici e minerali che possono contenere nickel come contaminante.
Cottura e preparazione
Si consiglia, inoltre di cucinare utilizzando pentole smaltate, in teflon e/o alluminio. Anche l’uso di pentole in acciaio è solitamente sicuro, purché di buona qualità (acciaio inox 18/10 nuovo). Le pentole in acciaio molto vecchie o danneggiate possono rilasciare quantità maggiori di metallo, soprattutto in cotture acide e prolungate.
Da evitare il contatto prolungato dei cibi con utensili metallici, l’uso di pentole graffiate e i contenitori metallici per la conservazione di cibi acidi (pomodoro, aceto, agrumi). I primi grammi di acqua dal rubinetto al mattino possono contenere più nickel: lasciar scorrere l’acqua qualche secondo prima di usarla per bere o cucinare riduce il problema.
Gestione quotidiana
Oltre alla dieta, ci sono accorgimenti pratici che aiutano chi è sensibile:
- Indossare orologi, occhiali e cinture certificati nickel-free, oppure applicare uno smalto trasparente protettivo sulla parte a contatto con la pelle.
- Evitare bigiotteria di bassa qualità: preferire oro 18 carati, argento 925 o titanio per orecchini e altri gioielli a contatto prolungato.
- Sostituire utensili da cucina vecchi o danneggiati con materiali sicuri (vetro, ceramica, silicone alimentare).
- Usare guanti per maneggiare monete, chiavi o utensili metallici a chi lavora a contatto continuo con questi oggetti.
Quando rivolgersi al medico
Se i sintomi cutanei sono frequenti o se compaiono disturbi sistemici (gonfiore, prurito diffuso, problemi gastrointestinali ricorrenti) è importante consultare un dermatologo o un allergologo. La dieta a basso contenuto di nickel non va seguita autonomamente per lunghi periodi: limita molti alimenti vegetali utili (legumi, frutta secca, cereali integrali) e in carenza di guida medica può portare a squilibri nutrizionali. La maggior parte dei pazienti, dopo una fase iniziale restrittiva, può reintrodurre gradualmente molti alimenti grazie a una dieta a rotazione personalizzata.
Domande frequenti
L’allergia al nickel passa nel tempo?
Una volta sensibilizzati, la reazione tende a restare per la vita. Riducendo l’esposizione si possono comunque attenuare molto i sintomi.
Si può perdere peso seguendo una dieta a basso nickel?
Sì, perché esclude molti prodotti industriali. Ma va bilanciata bene per non creare carenze, soprattutto di fibre, ferro vegetale e magnesio.
L’acqua del rubinetto contiene nickel?
In tracce sì, soprattutto la prima del mattino. Per i casi sensibili l’uso di acqua filtrata o in bottiglia può fare differenza.
Posso mangiare cioccolato fondente?
Il cacao è uno degli alimenti più ricchi di nickel: in fase iniziale di dieta è da evitare. Eventuali reintroduzioni vanno valutate con il medico.
Esistono acque a basso contenuto di nickel?
Le acque a basso residuo fisso (sotto i 50 mg/l) tendono a contenere quantità inferiori di metalli, nickel incluso. Le aziende non riportano sempre il nickel in etichetta: per i casi più sensibili può valere la pena chiedere il rapporto analitico al produttore.
La fase di reintroduzione
La dieta povera di nickel non è una condanna a vita ma una fase di “ripulitura” iniziale. Dopo 4–6 settimane in cui i sintomi si sono attenuati, il medico può suggerire di reintrodurre gradualmente alimenti, uno alla volta, ogni 3–4 giorni, annotando le reazioni in un diario alimentare. Spesso si scopre che molti cibi vengono tollerati in piccole quantità, anche se non quotidianamente. La rotazione degli alimenti — non mangiare gli stessi vegetali ricchi di nickel più di 2–3 volte a settimana — è una strategia di mantenimento che permette una dieta varia evitando l’accumulo. Per chi non ha SNAS sistemica ma solo sensibilità da contatto, le restrizioni alimentari sono molto meno pesanti: in questo caso conta soprattutto evitare oggetti e cosmetici contenenti il metallo, mentre la dieta resta libera.
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